Mimì Burzo

Ultima

Senza titolo

Un cucchiaio si fa strada scavando dentro fino all’osso.
Nuove intrusioni intubano un altro consorzio urbano dentro di me.
Unico credibile l’incredibile accompagna il pianto a tornare al pianto
presso la luce gialla e miope della follia
la lampada rimane posata su un ricamo di chiodi di garofano
per non graffiare il legno del tavolo.
Unico esistere possibile tessere ragnatele di perfette impossibilità, sferruzzare simbolismi amniotici, feci e maestosità

Il gelo come favilla – adorato amore per l’idee – il ricamo adorna il silenzio e il silenzio si lascia adornare – i corpi hanno perso le ginocchia
i piedi avanzano scalzi.
Il silenzio ricama fogli bianchi e il foglio bianco con la punta di un ombrello si lascia ricamare.
Gli ombrelli eran fatti di piombo.
Gli ombrellai erano matti.
La finirono poi con l’esser matti non per mancanza di pioggia e neanche di piombo
solo poi si disse in linguaggio corretto e scientificamente provato – Sostanza neurotossica non filtrata dalla barriera-emato-encefalica.
Il matto smise di esser matto e fummo così ordigni ambulanti
Ancora di quanto in quanto una punta d’ombrello adorna il silenzio e il silenzio si lascia adornare.

La vita – dicemmo – il residuo di se stessa
La poesia – facemmo – residuo della vita.
Stasera che la pioggia allaga a valle e i viottoli in discesa sembrano torrenti
imbastimmo imbiancammo imbandimmo.
Stasera che gli ombrelli sono matti imbandisco una tavola per il nulla
Nulla nel quale macino e rimacino ossa e pensieri e cellule nervose
Nulla che mancammo
Nulla di ebrezza virtuosa, mormorio lancinante nonostante la rabbia, nonostante il dolore intiepidimmo brande e ospedali di altre genti.
Nulla che dipinse la culla, nonostante il dolore nel raggio semplice di un solo sporcarsi in un solo destino minuto.

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Mimì Burzo, Malbasento

perìgeion

a cura di Roberto R. Corsi

Poche poesie («estensioni poetiche») scritte quasi interamente in quest’ultimo triennio. Distillate dalla loro A. e, da poco, proposte in un pdf libero. La voce di Mimì Burzo mi sta a cuore perché, ora con un registro delicato e intimista ora con risentimento incontrollato, rappresenta una campana differente rispetto alla imperante “paesologia” che forse, almeno rispetto ai suoi esordi, ha sortito l’effetto preterintenzionale di spargere una tinta romantico-bucolica, di “scena campestre”, sulle complesse e a volte tragiche realtà dell’Italia meridionale non urbanizzata.

Le profonde ferite della Val Basento, dovute a decenni di politiche industriali oltraggiose per l’ambiente, sono ancora oggi aperte. Gli effetti sono terribili, probabilmente irreversibili, sul territorio e sulla popolazione. Mentre i procedimenti di bonifica, già previsti per decreto nel ’98, si trascinano tra annose vicende attuative (cfr. in ultimo qui), più in generale «tutti stanno zitti», mi scrive Mimì…

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Incompiuta

[Passeggiando fra scrittura automatica
processi volitivi e meccanismi cognitivi impliciti]

Sei mai stato punto da un calabrone
Hai mai leccato il tuo sangue sulla ferita lasciata da una spina
Sei mai stato seduto per ore a cercare il punto di inizio di una ragnatela
mentre con un’ altra attenzione ed un altro te
seguitare a inseguire la giornata del ragno
Hai mai pianto con la fronte appoggiata sul vetro di un balcone
con zero gradi sul pavimento
zero gradi sul tetto
meno venti gradi sotto il cuscino del buio
Patetica forse, ahimè,
costretta nelle mie ossa di donna,
e’ la notte con il pianto e con la pioggia
Patetica certo per chi non la sa
la fronte
sul pianto
del vetro
appannato
dalla punta del naso

Hai mai sciato senza sci
scalato pareti lisce
scritto di anurie e poi disprezzarle
Ti hanno mai puntato un calabrone sul dente del giudizio
…….
Hai mai amato il sesso come un fiore
Hai amato mai un fiore
Hai mai amato un sesso
Hai amato mai
…….
Dondolante come un dente da latte
perversa come il baco della farina
Hai mai perso il senno fino ad arrivare sulla Luna
Rapito
Ripartito
chiuso in un compartimento
Ti sei mai trovato chiuso fra il Giro Cingolo e l’intenzione
Il sentimento non e’ un’emozione
Il terrore non e’ la paura
e certe storie non valgono un proiettile
Ti hanno mai chiuso
fra la soglia e la porta
soffocato da due millimetri di luce
tremante fino all’immobilità
Ti hanno mai chiuso la lingua nella porta
La coperta
La coperta e’ sempre corta