Scritti

[Cammini logici verso l’illogicità dell’essere]

Fare la pace non e’ dimostrare la propria potenza, come bambini che prima costruiscono un castello con i lego e poi, lo distruggono. Fare la pace e’ mettere l’altro nella condizione di non fare la guerra. Il pacifico, così procedendo viene giudicato ovvero percepito come una sorta di giullare, di scemo del paese, di predicatore preda della Sindrome di Gerusalemme. E’ in questo momento, nel momento del giudizio e della mera squalificazione che nel terreno della tregua vengono sotterrate mine anti vita, anti essere, anti divenire. E’ in questo istante che bisogna saper essere, qualcosa di più. Chi cede a questo gioco e’ – non piu’ non meno – una guida turistica dell’animo umano. E si ferma. E spara. Ovvero volta le spalle. Ovvero si iberna entro i suoi stessi limiti.
Bisogna sapere esser folli. Scardinare ogni regola. Privarsi della regola e farne una nuova ad ogni istante, facendo di se stessi una stampella per abiti sempre diversi.
Bisogna saper rimanere nudi:-pronti a farsi vestire di essenze e meraviglie sempre nuovi, sempre atroci, sempre troppo vere per impedire il soffocamento. Bisogna saper andare oltre il soffocamento e imparare a respirare con la bocca serrata e il pomo d’Adamo fisso immobile.
E’ necessario saper divenire, in movimento fermo e a mani levate, accettando di lavarsi gli occhi con lo sputo di chi, in fondo, esaltando la propria potenza, distrugge le costruzioni dei bambini.
E’ necessaria la non necessità. E’ necessario essere piu’ veloci dell’invisibile. E’ necessario il vuoto pervasivo della comprensione. Saperci convivere. Sapersi fare ad ogni alba nuova veste, nuovo corpo, nuovo cammino. Nuovi occhi che non si mettano mai nella condizione di chiedere perdono, sacrificando un pezzettino di se stessi, per fare spazio all’altro, in questo scantinato di enorme dimensione che contiene l’essere umano e la sua stessa assenza.

©JayaSuberg

©JayaSuberg

Coscienza. Parcellizzazione infinitesimale di se stessi, ripetuti per tutte le combinazioni di casi che li hanno resi possibili. Schizofrenia fisiologica. Geneticamente predisposta.
Lo sai. Lo vivi. Sei vivo.
Sei in quell’equilibrio perfetto fra la ragione e la follia. Occhi dentro te ed occhio fuori di te. L’Io contra i Se. La battaglia dell’essere. Ci sei. Ci sei arrivato. Lo sai.
Eppure ogni volta, nudo davanti allo specchio, crolli. Provi paura. Piangi. Lo fai in silenzio. Hai dignità. Vorresti urlarlo. Un altro te emerge, sempre uguale. Mai identico. Un altro ospite. Un altro pezzo. Che non si vede ma sai che c’e’. La tua coscienza. Ed il mondo sembra un trascinarsi di gente che cammina lungo marciapiedi titanici, e piove. Piove interminabilmente ed invece degli ombrelli, su ogni testa e’ infilato un cappuccio di sodio e di potassio. Lo sogni. Lo evochi. Lo cerchi. Ma lo sai bene che non esiste il mondo degli esseri coscienti. Esistono frattali. Possibili ordini diversi del nostro Io. Possibili camere, ed alberghi e soffitte similmente arredati. Intercapedini. Null’altro che intercapedini.
Arrivi. Ti affacci. Un unico pezzo. Ti servirà. Lo porti con te. Ma non e’ tutto. Il viaggio continua. E giungi stanco, forse, nell’affacciati a quell’unica che il tutto lo conteneva. Lo capisci la distruggi, come un formichiere pazzo.

©JayaSuberg

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[…]O almeno fino a quando la mente imparerà a non rigettare se stessa.
Sarebbe un salto evolutivo non di poco conto, se si pensa che siamo destinati all’involuzione per autoindotta atrofia corticale.
Sarebbe l’unica occasione offerta al genere umano di varcare la porta di Dio.
Ed e’ proprio questo intoppo, o tappo, o ostruzione, che impedisce all’uomo di superarsi – il dover annullare il concetto di Dio. L’incapacità. Ammettere l’omicidio di se stessi per tornare a se stessi.
Liberi e soli.
Come gli angeli.

©JayaSuberg

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