Un baobab nell’armadio

©M.C. Escher - Farfalle

©M.C. Escher – Farfalle

La coerenza. Chiarire, chiarificare, parlare sulla coerenza quando questa la si intende aderenza. Ovvero o tuttavia, adesione. Muoversi per laghi ghiacciati. Sull’inerzia involontaria del tempo. Sfruttare uno spazio residuo o residuante, riempirlo di carcasse, fossili e braccia di legno. La sconfinata e nebulosa macro categoria dell’uomo-morale.
Da qualche altra parte, ricavare il luogo che possa tentare in sé, tutto il resto. L’aderenza.
[Poi] ho cominciato a scrivere poesie.

 

Per dire di questo resto. Di un quanto di conoscenza pulviscolare ed empatico. Pervasivo ed imponente. Sovversivo e discinto. Impudico senza saperlo. Immorale senza volerlo. Per quella strada del raggiungersi, senza toccarsi. Senza passare per la fisicità dell’identità. Spogliare i corpi fino a quando si puo’. Se non fino all’osso. Fino ai crani. Solcare e aggredire emergenti accessi liminari. Assaporare le menti. Leccare il liquido cerebro spinale. Per corridoi autistici e ingranaggi paranoici, andare a cercare la parola presa in ostaggio. Un pezzo di terra, un campo per la guerra. E sul creposcolo, avvistare e ravvisare e accarezzare la discrepanza fra la melodia del poeta e la razionalità del conflitto

[Io uomo. Io donna. Apparato. Freddo. Scrivente. Significante. Generante]

Creare parole per ucciderle.
Ed ecco!
Il pulviscolare. Il residuo. Il resto. L’aderenza. Senza un qui o un dove. In pura espansione. (Forse) un dentro. Impura estensione. Un dentro come di un sole che riesce a infiltrarsi in una fitta foresta. Dissipato in infinitesimali parti di ste stesso fino a farsi polvere di fotoni.

I cani dalla terra ulurerarano all’infinito.
Nè pianto nè libertà.
Ricerca. Aderenza. Coerenza.
Danza di fuoco per un esercito di stelle.
I cani sulla terra ululeranno all’infinito. Nè pianto né libertà. Fotoni. Visioni. Scotomi. Il tutto di un uomo nell’umidità delle mie cosce. Esito e non innesco. Disfacimento dell’abito e comprenetazione. Bruciare soli fra le stelle sole, quel tanto per avvicinarsi al sacro e poi levarsi in volo in groppa ad un neurone.
Per scrivere una poesia basta una comoda poltrona. Per farla servono armi. Il poeta deve ululare. Nè pianto. Nè rabbia. Ululare alla paura. Alla dispersione. Alla perdenza. Alla rimanenza. Alla ridondanza. Ai fiumi caldi che regalo al tuo corpo. All’agghiacciante naturalezza delle cose. All’intelligenza che sa cucire meteoriti e assenza. Al silenzio. Al maestoso silenzio. Alle cisterne amniotiche. Ai crani dissossati. Alle carni rimaste fuori. Al silenzio della neve. Al silenzio del lago ghiacchiato. Al silenzio del fuoco. Al fotone. Al quanto. All’annullamento. All’annunciazione. Alle epifanie. Alle teste mozzate. Alle bombe. Alle mine. Alle mani sporche di sangue. Alla follia. Alla pipì dei bambini. Agli occhiali rotti. Alle bambole rotte. Ai rottami. Alla divagazione. All’orgasmo. Alle giostre. Alle stelle filanti. Alle tazzine. Alle federe. Alle lenzuola.
A nulla.
Al nulla.
L’ululare al nulla e la fioritura sul lamento.
Costruire, caricare, sparare. Per sottrarre. Sottrarre materia alla materia per intravedere, solo per intravedere la geometria della polvere.

Il poeta bandisce il poeta e ulula. E’ solo, chi sa la guerra. Solo chi sa la guerra può fare la bellezza. E tu che cerchi il mio corpo non lo troverai. Polvere all’orizzione nella polvere del tramonto. Cane e pazzo e fiore e fiore in bocca.
Solo per aderire. All’infinito che mi da forma. All’invisibile che mi culla. Alla realtà che non si vede. Per coerenza. Con il volo. Nell’abisso. Nel vuoto. Nel profondo. Nel buio fotonico dell’uomo umano. Volare per trascinarsi. Nella vasca dei pesci. Nella nebbia della battaliga. Nella viscosità profumata della mia accoglienza. Nella perdizione del nulla brancolare fra le stelle. Bruciare nel buio. Alba e ambra assorbita nel tramonto. Liberi, liberati dalla scelta. Non c’e’ scelta nel campo magnetico. Nell’ universo quantico. Nel fiore che sboccia solo e nonostante tutto su una crepa arida su cui non piove mai. Non c’e’ scelta nella razionalità. Nell’esito del conflitto.
Nell’essere variabile piuttosto che costante. Non c’e’ scelta nell’essere.

Nè pianto. Nè rabbia. Nè libertà.
Fioritura degli abissi.
Esplosione delle stelle.
Grondaie bruciate dal sole
Anarchia e violazione.

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