Rimanènza

©Alfred Cheney Johnston

©Alfred Cheney Johnston

Rimanere
ferma,
per partire meglio
chiudere l’aria nella scatola del petto
guardare come guadare
ferma!
non s’oda che lo scintillio delle stelle
ferma,
per il sapere del cranio e della pietra scelta
s’infila la lama
dov’e’ la costola puntuta

L’altalena si consuma immemore della sua mobilità
la voce degli spazzini unica onda umana
scompone l’equazione caotica della polvere sostenuta dal vento
Il garrito intrepido dei gabbiani fra le antenne
richiama sfibrate voci in lontananza paradossale
tremano cigolii nelle trombe
ma lungo le scale e dietro gli angoli o dopo l’isolato
niente c’e’ da me se non un me
ellissi intorno al mondo come un elettrone intorno al suo orbitale.

La gola oceanica del nulla
attende come sempre galante
lì dove finisce il tempo
e l’universo si espande
ben oltre la parola fiore e la parola fine
in bocca ad un semi-dio scarno
rimanermi addosso
e rimanermi dentro
ferma
dissimulare l’atmosfera
con la testa in un carillon, fra le gambe di due statuette che si baciano sotto la neve
(ben poco ci vuole per avere la neve ad agosto)

Il pendolo oscilla nella teca preziosa
il carillon rovinando per terra
mi appunterà
ferma
parola su parola
taglio dopo taglio
graffio sopra graffio
silenzio dopo silenzio dopo silenzio
piuma sopra piuma
cigno sopra l’acqua
gabbia di oleandri
bocca di leone
dente di dinosauro
mi appunterà
fra le onde sonore che si moltiplicano seguendo la sfera incandescente abbattutasi all’orizzonte
ferma
sul nuovo vociare umano
stormi di uccelli uccisi per la strada
curve etiliche sulla terra che trema
di decibel
risonanze
violenza e paura

Ferma!
Non s’oda che lo scintillio dell’ombra
sul guado torbido dell’orda umana

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