Vetro

“Questo testo, forse piu’ di altri, mi appartiene perchè la sua stesura mi mette da sempre in difficoltà. La forma. Mi assilla la forma. Allora lo rivedo. Lo sfegio. Lo ricompongo. Poi lo amo di nuovo. Poche notti fa una nuova figura ed una nuova immagine. Poche ora fa, ho sognato una ulteriore forma. Un’altra possibile falsificazione. Un’altra possibile sottrazione. Ora e’ mio. O meglio ora e’ di Mia”

 

©Werner Branz-Untitled 2006

©Werner Branz-Untitled 2006

La violenza fermenta nel cranio e il pensiero rapprende in frammenti irregolari che il tutto espandono e il tutto contraggono in questa cosa indicibile che dico anima mia.
Estorta al bisogno. Estorta alla necessità. Un solo respiro per chiedere ossigeno. Per raggiungerci. Lì. Lì dove l’insulto e’ un’incisivo che scava un deserto ghiacciato.

(Ecco) le mani in bocca ad angustiarmi. Le ossa ferme sulla crepa di un cristallo e il tasto di un pianoforte dimenticato che puntella il mento, in fede di una vanità malamente chiamata verità
(Ecco) una garza consunta. La forma di una malattia che non mi congeda e non mi ammazza, abbandonata al discredito con una mosca in gola e priva di risonanza.

E’.
E’ il vetro del sentire. Di un sapere affilato dall’inaccetabile accettato. Un tentacolo che diparte da un occhio distorto per aggrapparsi all’aria ad abiurare il cielo.
Ed io, io ti odio. Poichè mi esorti a giudicarti. Poichè mi rendo incapace a condannarti.
Ed io, io mi odio per un tentato amore e per questo peso d’onore che senza risparmio mi seziona, lasciandomi disarmata e nuda in ogni intenzione.
(Poi) Poi mi ravvedo e il tutto torna bene. Ti riconduco in me. Ti mastico. Poi ti rendo alla sostanza del fiore. Alla forma della calendula e di un tiglio.
(Ma) Ma poi ricado. I gomiti in terra. L’assurdo chiede la meglio. L’assurdo chiede d’ uscire.
L’assurdo deplora la possibilità dell’impossibilità e strozzandomi* gli occhi intona un canto muto.
Ho fatto male. Ho evaso te stesso. Ti ho fatto del male. Ho evaso me stessa
(Poichè questo e’) Il conflitto e la guerra.
E’. Un’abulica guerra, ci cui si muore per non sfiorire.

 

*Strozzamento – anatomia S. (o nodi) di Ranvier Interruzioni della guaina mielinica delle fibre nervose, visibili a intervalli regolari nelle fibre nervose dissociate e fresche – Treccani

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