L’attesa di Teresa

©Amedeo Modigliani - Ritratto di Dédie

©Amedeo Modigliani – Ritratto di Dédie

Se ne stava lì. Ferma. Sulla soglia del balcone con la sua vestaglia da casa, di colore blu e piccoli fiori una volta bianchi e rossi, ora sbiaditi. Una di quelle vestagliette senza maniche fermate sui fianchi da un cordoncino di cotone. Quel tessuto tenace che oggi si trova solamente nelle casse al sapor di naftalina delle nonne; resistente all’usura del tempo e della chimica ed acquistato tanti anni prima al paese. Quando il mercato arrivava una volta la mese e le donne con il capo ben coperto e lo scialle stretto sulla croce appesa al petto, vi si riversavano in massa per fornirsi di un po’ di tutto, spinte più dal bisogno di uscire che di comperare.
Attendeva. Lì ferma. A pensare al niente mentre grosse gocce di pioggia si infrangevano sul vetro. Ferma ed in attesa a guardare il cielo con la sua vestaglia di tanti anni fa, ma le pantofole no. Le aveva cambiate. Quelle di ora erano un regalo della figlia, per lo scorso compleanno. All’inizio era un po’ reticente ma con il tempo ci si era abituata e aveva imparato a starci comoda, in quelle pantofole nuove.
In piedi davanti alla finestra, con la sua vestaglia, le pantofole recenti e la scopa in una mano. Come un gendarme. Non appena dal soffitto divino cominciava a cadere acqua sulla terra, Teresa fermava ogni sua attività. Prendeva la scopa e si metteva in attesa. Immobile. A guardare la pioggia che poco alla volta avrebbe allagato i balconi, concedendo loro una bellezza antica, impalpabile e salda in ogni suo riverbero. E guardava. Mentre aspettava che l’acqua allagasse il balcone e le piante. Guardava e perdurava. Appagata. Rapita in un’estasi personale e muta capace di toccarla senza scalfirla. Ferma davanti alla finestra ad aspettare che la natura facesse il suo corso per poi subentrare lei. Avrebbe provveduto a lavare ben bene il balcone, non appena la pioggia fosse diminuita. Quando ancora non ha smesso del tutto, e le mattonelle si lasciano pulire senza fatica, e le pantofole si bagnano fino a metà. E sarebbe uscita all’aria aperta, disposta alle ultime gocce portate dal vento. Senza timore.

Quando le ringhiere sembra che piangano ed i muri esalano calura color di vermiglio. Puliti. Rinfrescati. Alleggeriti da quell’alone di noia, perennemente interpolato fra il respiro ed il cielo.
Troppo spesso. Troppo greve. Troppo.
Ogni volta che Dio ne mandava, Teresa si fermava ed aspettava che finisse di piovere. Per trovarsi pronta a cogliere in quella strana luce, un attimo vacuo di risonanze semplici.
Fuori dalla sua stanza.

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