Saccade

[Cominciai a scrivere, con una certa solerzia e vivacità, perchè avevo bisogno di meditare sul distacco. Ovvero, sulla giusta distanza fra me e il resto di me. Poi, attraccai ad una sponda che mi ammaliò come il canto di una sirena. E deviai il viaggio verso le increspate acque dell’esistere – definizione incerta del senso dell’essere un essere umano. Fu la seduzione di certe teste. Fu l’incriminabile intersezione fra me ed un altro pezzo di me. Probabilmente speculare. Probabilmente come una goccia di colla, su di un vetro. Fu l’odore mai sentito della pelle del tuo collo. Al tu ipotetico ritorno. Quando finirò il silenzio. Quando ancora una volta troppo forte tornerà il piacere di parlare da sola. Per costruire mondi ipotetici. Farli di parola con il fine ultimo di distruggerli. Senza emozione distruggerli e dai resti ricavare olio per una lampada. Che non mi scalderà. La distanza riscalda come la neve. Solo nel sangue. Tutto il resto intorno, e’ gelo].

©Paolo Troilo

©Paolo Troilo

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