La sagoma

Tramonti - ©Mia

Tramonti – ©Mia

C’e’ una sagoma umana, da diverse ore in fondo alla strada. Su di un pezzo d’asfalto abitato solo dal traffico della via Casilina. A ridosso della pereferia. A ridosso del ridosso. Dove con la signora e il suo cane, e la vecchina con il nipote ed il gelato in mano, si nascondono sottili e non visibili universi, intessuti fitti di fatti, vicissitudini e misteri che non si potranno mai sapere. Trasparenti loro. Ignari noi. E allora c’e’ questa silhoulette che appare vestita di bianco, resa vaporosa dalla distanza e dallo spessore caldo dall’aria romana, già pesante alle nove del mattino. Un riverbero che cammina, al ciglio della strada, da destra verso sinistra. Arrivata a metà percorso si addentra sulla carreggiata infilandosi come un birillo liquido in mezzo alle macchine. Poi esce dal mio campo visivo, sezionato come una grossa semiretta da due cubici palazzi. Ricompare, poco dopo. Si dirige nuovamente verso il punto di partenza, ma camminando di spalle. Così di spalle riguadagna l’estremo destro, e ricomincia. Senza mai voltarsi. Senza mai fermarsi ad un finestrino. Senza mai rivolgere lo sguardo alle macchine. Questo non e’ certo, pero’. Non arrivo a vederlo. L’ho inventato. L’ho gia amata, ora posso disfarmene. Lei e’ li’. La silhouette, di vapor acqueo. Posso solo guardarla da lontano. Parziale. Completarla. E lasciarla andare. Tutti si lasciano andare. Le mani si lasciano andare. Si sciolgono. Le mani si sciolgono. La stretta sopravvive morta sulle bandiere.

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